Caffè e fegato

Proviamo a spiegare qual’è il rapporto tra apparato digerente e caffè: riguardo all’influsso del caffè sul fegato, le evidenze scientifiche sembrano confermare che il caffè non solo non farebbe male all’organo ma addirittura lo proteggerebbe, soprattutto nei casi di pazienti affetti da malattie croniche del fegato e epatite da virus C (HCV).
 Una ricerca pubblicata su Gastroenterology a cura di Neal Freedman e il Department of Health and Human Services di Rockville (Stati Uniti) ha riportato i risultati di un’analisi secondo cui un elevato consumo di caffè (3-4 tazzine al giorno) comporta una ridotta progressione dell’epatopatia e a un basso rischio di epatocarcinoma e costituisce un fattore che comporta una migliore risposta virologica alla terapia pegIfn/ribavirina nei pazienti con epatite C.
Degli 885 pazienti coinvolti nella ricerca nel 72,7% dei soggetti che bevevano almeno tre dosi di caffè al giorno l’Rna virale è risultato assente da 12 settimane dall’inizio e in percentuali minori anche dopo, rispetto ai non bevitori di caffè.

Il consumo di caffè, può quindi essere associato a un livello inferiore di enzimi epatici e alla riduzione delle malattie croniche e del cancro al fegato.
 L’assunzione di caffè ridurrebbe quindi nei soggetti citati la possibilità di una progressione verso la cirrosi e il tumore al fegato, in quest’ultimo caso in percentuali del 40-50%. Non solo: pare che il caffè possa ridurre anche il danno metabolico in soggetti affetti da alti livelli di colesterolo, trigliceridi, glicemia, acido urico, in sovrappeso e ipertesi affetti da steatosi epatica e steato epatite.
 In questi casi il caffè proteggerebbe il DNA delle cellule riducendo ilprocesso di cicatrizzazione del fegato che porta alla cirrosi.

Fonti:
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21376050

Author: Webmaster

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