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IJF11, LIVE DE BENEDETTI

Pubblicato il 15/04/2011 alle 09:09 nella categoria: Eventi

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Ore 12.10: Massimo Mucchetti(vice direttore Corriere della Sera) si limita a dire che De Benedetti non ha bisogno di presentazioni. Lasciate le cariche di gestione, ci ha tenuto a mantenere la carica di presidente del Gruppo Editoriale l'Espresso.

Ore 12.14: De Benedetti inizia con lo scopo di fare chiarezza su quello che secondo lui è il punto fondamentale: un'impreda editoriale deve fare utili. Se non è così ciò pone una domanda che non augura a nessuno.

Ore 12.20: De Benedetti si alza e comincia il suo intervento, keynote speech come scritto sul programma del Festival.

Ore 12.23: Riprende subito il titolo dell'evento e afferma che il giornalismo non morirà in questo secolo: Con chiarezza, dunque, risponde alla domanda iniziale di Mucchetti. Il giornalismo sarà ancora e sempre di più l'infrastruttura portante delle nostre imperfette democrazie.

Ore 12.25: Internet avrà sicuramente il ruolo principale, ma come strumento. Il buon giornalismo resterà fondamentale, servirà sempre la selezione delle notizie e la spiegazione dei fatti che accadono.

Ore 12.28: Editori e giornalisti devono affrontare sfide decisive. Innovazione è una delle parole chiave. I dati dell'editoria italiana non sono poi molto diversi da quelli mondiali: si contano perdite ovunque. Giornalisti e editori devono innovare, e così la carta stampata potrà esserci anche nel futuro

Ore 12.30: Il Gruppo Espresso intende seguire il business model del Daily Mail e non il modello di Murdoch lanciato con The Daily. Insomma puntare sull'informazione gratuita online, pare di capire.

Ore 12.32: Cambiano gli strumenti, standard: ora Facebook, Twitter, iPhone e iPad. Ma resta un'esigenza ineludibile, trovare nuovi giornalisti. Persone preparate intellettualmente per svolgere questa funzione. Funzione ora più rivolta alla selezione e alla spiegazione delle notizie.

Ore 12.33: De Benedetti crede che il web è prima di tutto un luogo di libertà: fa l'esempio delle rivolte in Nord Africa. Tuttavia non basta Internet per costruire una democrazia.

Ore 12.35: Internet permettendo di seguire tutto e in tempo reale, rischia inevitabilmente di disattendere le straordinarie attese che genera.

Ore 12.36: Il giornale riorganizza i fatti e permette al cittadino-lettore di avere una visione generale aiutandolo a costruirsi una propria opinione.

Ore 12.38: Un giornale, un gruppo editoriale ancora meglio, non è un partito, non dà una linea politica. Ma organizzando le informazioni che riporta propone un'idea del proprio paese, "dell'Italia nel nostro caso di Repubblica".

Ore 12.39: Il problema del rapporto tra populismo e comunicazione è tutt'altro che compreso a fondo.

Ore 12.40: per Popper con la televisione finisce per contare solo il sensazionalismo, il come si condisce l'informazione.

Ore 12.41: C'è bisogno di un'informazione che informi, che spieghi, anche che educhi. I giornali sono degli "chef informativi". Sia sul web, sia su carta, sia in televisione.

Ore 12.42: "Solo un giornalismo di qualità può tenere sotto controllo il potere. E questo lo dico soprattutto a voi giovani. Il giornalismo è un bel mestiere, e credetemi è anche divertente".

Ore 12.43: Finito l'intervento di De Benedetti. Mucchetti "riprende le redini del palco" e sfrutta la conclusione del presidente dell'Espresso. Mucchetti dice che è vero che è un bel mestiere, questa espressione ricorda l'essere artigiani, ma comunque presuppone uno stipendio. Applausi da parte dei molti, presumibilmente, precari dei media presenti.

Ore 12.47: La parte più interessante della prima domanda di Mucchetti, ci permettiamo di dire, è la seguente: "abbiamo preso un abbaglio grandissimo. La nostra prosopopea di analisti non ci ha fatto vedere l'arrivo di questa grande crisi. Abbiamo toppato clamorosamente, noi e gli editori che erano con noi. Azzardo un'analisi: le imprese editoriali e i giornalisti non hanno previsto niente forse e soprattutto perché si sono sentiti tutti parte del mainstream, mentre dovrebbero sentirsi con un piede fuori".

Ore 12.52: De Benedetti concorda, i giornalisti dovrebbero stare "per metà" fuori. Ma più che i giornalisti, sono state le banche e gli economisti a toppare. Gente che studia per professione la geografia e i fenomeni economici del mondo.

Ore 12.53: De Benedetti racconta un aneddoto. "Sono stato in Brasile, ho parlato a lungo con Cardoso e molti altri: nessuno ha mai menzionato l'Europa..."lasciamo stare il bunga bunga, lì proprio nessuna menzione".

Ore 12.54: L'economia del mondo è fondamentalmente cambiata. "Se non nessuno mi parla dell'Europa in Brasile, significa che non è assolutamente significativa ai fini della crescita del Brasile come della Cina. E' l'Europa che ne potrà trarre benefici. Saremo sempre più dipendenti.

Ore 12.55: In pochi anni "questi produrranno tutto".

Ore 12.56: De Benedetti si concentra sugli editori puri e impuri. "Rupert Murdoch fa l'editore, solo questo, ma è talmente grande come dimensione di impresa e come presa sul proprio pubblico, che con Fox fa più politica di qualsiasi uomo did estra in America". Dunque non basta distinguere tra editori puri e editori impuri.

Ore 12.58: Mucchetti ricorda che l'Italia storicamente è stata caratterizzata da un fenomeno Berlusconi che ha cambiato molto il paesaggio e ha portato a diverse leggi, dalla Mammì alla Gasparri, imponendo dei vincoli settoriali. La domanda è: "non è che il fenomeno Berlusconi ha fatto ordine nel mercato editoriale italiano?" Secondo DB ne ha guadagnato solo B ed è stato violentato il mercato, anche imponendo un tetto alla Rai.

Ore 13.04: Riprendendo il filone editori puri editri impuri: "Penso che come in ognimestiere, conta il modo in cui lo eserciti. Non è che sei un cattivo editore se hai altri interessi, se operi con trasparenza".

Ore 13.06: "La Stampa dell'avvocato Agnelli, fatto salvo che era di proprietà della Fiat, era un giornale con una propria linea editoriale".

Ore 13.09: Attacco ai giornali di partito: "non hanno lettori, solo costi". Poi ci sono i giornali di informazione e quelli di tendenza.

Ore 13.11: "Credo che si deve creare una vera e propria osmosi. Non si deve capire più se è l'editore e il direttore a volere quel giornale o sono i lettori. Noi con Repubblica credo che viviamo questa condizione".

Ore 13.13: Mucchetti organizza "il solito teatrino" ponendo una domanda con Berlusconio unico protagonista. E' l'ultima domanda: "Il giorno che non ci sarà più Berusconi cosa farete voi, di Repubblica e del Fatto?". "Sarà una giornata bellissima". Applauso garantito e tutti contenti (e qualcuno in studio dice che "intanto abbiamo Berlusconi da 20 anni").

Ore 13.17: De Benedetti permette solo 5 domande. La prima su un "terzo polo" informativo viene archiviata in poche decine di secondi: "non si può fare".

Ore 13.19: Seconda e terza domanda (su Fiat filogovernativa e su attacco di Stricia alle "veline" di Repubblica) abbastanza noiose.

Ore 13.22: Un free lance sulla quarantina chiede spiegazioni in merito alle critiche mosse a Wikipedia e all'open source in genere. Inoltre attacca Mucchetti per il passaggio in cui ha detto che "il web è una giungla". Domanda che ha risvegliato una platea ormai dormiente. Mucchetti risponde subito piccato: dice che Dagospia, ad esempio, non è trasparente come il Corriere, non si sa chi è l'editore. Il reato di diffamazione secondo Mucchetti sul web non può esisterebbe. Dunque, siti come Dagospia si possno permettere di scrivere quello che vogliono, non come il Corriere della Sera per dire.

In questo video abbiamo ripreso la fine dell'evento, e questo simpatico scambio di vedute sul web proprio a proposito della considerazione fatta da Mucchetti, secondo cui, lo ripetiamo, "il web è una giungla". Mucchetti, e De Benedetti che si accoda al vice direttore del Corriere della Sera, non la pensano esattamente come il freelance intervenuto: "il web non è una giungla, basta sapersi orientare". Freelance che ci tiene a precisare che anche chi scrive su Internet è rintracciabile. La sala già rimasta perplessa in precedenza, ora è davvero sbigottita dalla sicurezza con cui Mucchetti risponde di nuovo al freelance e chiude l'evento in tutta fretta. E' ora di pranzo, oltretututto. 

 


Tag: carlo de benedetti, liveblogging, festival del giornalismo, massimo mucchetti

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