IMMAGINANDO LA TERZA REPUBBLICA
Pubblicato il 04/07/2012 alle 16:32 nella categoria: Italian Week

Il passaggio dalla Prima alla Seconda repubblica venne sancito dal cambio di legge elettorale: dalla proporzionale pura con preferenze al maggioritario spurio coniato da Sergio Mattarella dopo referendum approvati a furor di popolo. Ancora una volta il possibile superamento di una legge elettorale assolutamente impopolare ci consegnerebbe ad una nuova stagione: la terza dell’Italia repubblicana.
Non soffermiamoci sulla questione formale secondo cui altrove la numerazione delle repubbliche passa da profonde trasformazioni dell’impianto costituzionale. Poniamoci piuttosto delle domande: quale sarà il principio fondante della Terza repubblica? Quale vorremmo che fosse? Come devono agire il centrosinistra e il Pd in questa fase assai delicata di transizione? Che ruolo potrà svolgere il principale partito italiano, l’unico rimasto in piedi popolare e di massa, in una stagione che sembra voler fare a meno dei partiti? Non sono risposte semplici.
Per darle ci incontreremo domani 5 luglio all’hotel Nazionale di piazza Montecitorio alle 18.30: giovani, blogger, parlamentari, studiosi, sindacalisti, semplici cittadini interessati alla politica. Tutti riuniti attorno ad un grande tavolo, senza palchi e senza pubblico, per ragionare. Partendo da un comun denominatore: immaginiamo una Terza repubblica il cui valore fondante sia la dilatazione della democrazia, non la sua contrazione che ha caratterizzato la Seconda per via del protagonismo berlusconiano e dell’iperfinanziamento alle strutture partitiche che di conseguenza si sono sclerotizzate.
La dilatazione della democrazia attraverso strumenti direttisti che vanno normati (primarie obbligatorie, referendum propositivi senza quorum, leggi di iniziativa popolare con limiti temporali fissi per la discussione nelle camere, istituzione del recall) attengono alla dimensione legislativa.
La risposta sul ruolo nella fase di transizione riguarda invece la dimensione dell’esecutivo: la magistrale prova di Mario Monti al recente Consiglio europeo spiega che, se rafforzata da una legittimazione popolare, l’esperienza del governo degli autorevoli e dei competenti dà forza all’Italia nel contesto internazionale. È una lezione recente da apprendere.
Per il centrosinistra e per il Pd la sfida è aperta. Basta che non sia raccolta in senso controriformista o addirittura immaginando un partito “contro qualcuno” e di classe recentemente teorizzato da qualcuno, fondato sul rapporto novecentesco con il solo segmento del lavoro subordinato. Il Pd deve voler volare più alto: scegliere il valore fondante dell’iperdemocrazia possibile del ventunesimo secolo, del rapporto con la rete e le generazioni più giovani, della capacità di leggere il tempo in cui ci è dato di vivere.
Sapendo parlare di economia, tema trainante di ogni scelta politica, senza paraocchi ideologici di fattura ottocentesca, francamente fuori dalla contemporaneità. Ci vediamo domani, per parlarne faccia a faccia.
Di Mario Adinolfi
(Da Europa Quotidiano)
Tag: adinolfi, democrazia dirett, hotel nazionale, 5 luglio,
