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CHI HA PAURA DEL DEFAULT

Pubblicato il 27/06/2012 alle 13:48 nella categoria: Job Week

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Ormai tra Grecia, Spagna, Italia, rischio contagio, rottura dell'Euro, ritorno alla Dracma, alla Lira, sembra che L'unione monetaria sia un muro da abbattere. I movimenti nazionalistici alzano il tiro, la demagogia fa il suo bel lavoro di fino, come da perfetta crisi storica. 

Ma un pò di verità non guasta. Un pò di realismo, di ottimismo, di visione d'insieme, sono elementi che non possono avere la peggio in un confronto con l'allarmismo che è si potente ma che non deve prendere possesso delle nostre vite. 

Il momento è delicato, tanto per citare Ammaniti, e questo nessuno deve negarlo. Crisi economico finanziaria ormai prolungata, una interconnessione globale che non lascia spazio a molti sorrisi. Una situazione Europea politicamente e finanziarimente sconnessa, sfilacciata, pericolosa. Ma non stiamo precipitando. Certo, un brutto abisso è vicino, anzi, in parte ci siamo già scivolati dentro da un pò, magari facendo anche finta di non accorgercene, ma davvero in questi casi bisogna aggrapparsi, fare "cordata", e cercare di venirne fuori presto e con meno contusioni e fratture possibili. 

La situazione Italiana, per parlare di qualcosa di molto vicino (anche se è già un errore slegarla dalla situazione Europea, ma proviamo a parlare solo di noi), è forse più preoccupante sotto alcuni aspetti di altre. Il lavoro prima di tutto: la maggior paura del nostro tempo e del tempo che verrà, è sul lavoro. Non c'è, è un mercato asfissiato da regole arcaiche e soprattutto, che piaccia o no, FUORI DALLE LOGICHE MONDIALI a cui siamo legati indissolubilmente. Non stiamo qui a discutere della riforma del lavoro del Ministro Fornero, la giudicheremo con i fatti, con il tempo; certo è che le mani in questo ginepraio andavano messe, dunque vedremo. 

Le infrastrutture: la carenza Italiana è cronica, è ormai un fattore con cui conviviamo dagli anni 60. Inaccettabile un ritardo di questa portata, la situazione merita una discussione approfondita ma A LIVELLO EUROPEO. Le infrastrutture devono essere affrontate non più come nazionali ma come continentali. Alla radice. 

Non ci sono soldi, come si fa a rilanciare la nostra economia? Noi siamo ad un passo dal DEFAULT, gli investitori non credono nel nostro Paese. Bè, discutiamone: una forte speculazione internazionale ha un interesse enorme a far dire questo a tutta la stampa mondiale. Non che queste affermazioni siano fuori da ogni logica, ma ci sono opinioni, ragionamenti, tavoli aperti. L'economia non è una scienza esatta, matematica: è variabile, soggetta a centinaia di influenze e sottili equilibri reggono miliardi di dollari, o euro o yen. 

Un recente studio di Business Insider ha stilato una lista di 20 Paesi in cui si può parlare di RISCHIO DEFAULT: sorpresa! Solo la metà sono Europei. E guardiamo bene che c'è nelle parti alte della classifica, tanto per non cadere nella trappola demagogica del "meglio fallire e ripartire da zero":

 

#1: Greece, per  $10,000 di debito: 7,015.10 bps

#2: Argentina, per $10,000 di debito: 1,183.98 bps

#3: Cyprus, per $10,000 di debito: 906.16 bps

#4: Ukraine, per$10,000 di debito: 884.81 bps

#5: Portugal, per $10,000 di debito: 835.72 bps

#6: Venezuela, per $10,000 di debito: 829.20 bps

#7: Egypt, per $10,000 di debito: 665.35 bps

#8: Ireland, per $10,000 di debito: 656.23 bps

#9: Hungary, per  $10,000 di debito: 608.61 bps

#10: Croatia, per $10,000 di debito: 563.95 bps

#11: Spain, per $10,000 di debito: 538.00 bps

#12: Italy, per $10,000 di debito: 522.89 bps

#13: Lebanon, per $10,000 di debito: 518.30 bps

#14: Romania, per $10,000 di debito: 467.70 bps

#15: Dubai, per $10,000 di debito: 430.87 bps

#16: Bahrain, per $10,000 di debito: 396.22 bps

#17: Vietnam, per $10,000 di debito: 393.18 bps

#18: Bulgaria, per $10,000 di debito: 393.15 bps

#19: Lithuania, per $10,000 di debito: 326.26 bps

#20: Iceland, per $10,000 di debito: 324.39 bps

Quanto bisogna spendere in CREDIT DEFAULT SWAP per assicurare 10.000 dollari di debito? 

L'Argentina al secondo posto. Venezuela, Dubai, Bahrein, Vietnam. 

Cosa significa tutto questo? Significa troppe cose. Ma su tutto, significa che la causa vera, originaria, della crisi che stiamo vivendo, a livello mondo, è la POLITICA. Non l'Euro in sè, non l'UE, non la FED, non la Cina nè il petrolio. E' la politica: nei suoi errori, nella sua assenza, nelle sue deviazioni. 

La politica attuata solo in funzione dell'essere rieletti, e questo vale dal capo di stato al piccolo sindaco di provincia, è una brutta piaga, mangia il futuro, scarica i propri vantaggi sulle generazioni successive. La finanza drogata, l'abuso di strumenti impropri, ha le sue radici nelle possibilità che la politica ha dato. 

Cercheremo di capire, nelle prossime settimane, come evitare di concentrare la colpevolizzazione oggi sulla finanza, poi sui sindacati, domani sulla Merkel, ieri sulla Cina, e su tutto ciò contro cui ci si scaglia per scaricare la frustrazione. Cercheremo di razionalizzare i fatti, di analizzare con lucidità le situazioni, e forse un pò di chiarezza aiuterà a capire che decisioni prendere, nel nostro piccolo, per sentirsi co-autori di un cambiamento

Di Gabriele Rossi


Tag: defualt, italia, grecia, swap. bund, spread

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