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IN MORTE DI UN RAGAZZO

Pubblicato il 23/12/2011 alle 09:03 nella categoria: Job Week

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A dirla tutta lui ascoltava altro, Franz Ferdinand, Babyshambles, al limite se voleva sentire italiani gli piacevano i Baustelle, ma Jovanotti no, non lo ascoltava, non era proprio il suo genere, ma quando aveva saputo che la Cooperativa dove a volte lavorava cercava personale per i Service che stavano montando per il Concerto di Jovanotti, non ci aveva pensato due volte e aveva dato immediatamente la sua disponibilità, per tutte le giornate richieste, anche quelle “lunghe”, dove si faceva tardi, molto tardi, ma te la pagavano doppia.

Era uno studente Francesco, e quando le congiunture astrali del suo universo giovanile si incastravano per permetterglielo, ovvero quando un esame non  era vicino, quando il poco tempo a disposizione per i mille impegni dei vent’anni, quando gli amici,quando la ragazza, quando la Triestina e quando lo scooter glielo consentivano, anche per non dover sempre chiedere al babbo, alla mamma, chè tanto qualcosa a loro avrebbe sempre trovato da chiedere, quando insomma poteva , lavorava anche.

Quello che c’èra, qualsiasi cosa la Cooperativa trovava, lui in quei momenti era disponibilissimo, figurarsi per i Service del concerto di Jovanotti… certo non era il suo genere ma sempre clima da concerto era, con quell’energia positiva che aleggia intorno, che contamina le persone e le accomuna in una sorta di esperienza mistica.  

E’ così in tutti i concerti, ci si sente vicini a tutti e si è tutti lì per un motivo, che è poi sempre lo stesso motivo, un ennesimo gridare al mondo che si ha vent’anni orcoddue, e stì vent’anni sono carichi di tutto, di problemi con l’Università sempre più costosa ,  di incertezze verso il futuro, di ansia per il lavoro che nonlotrovapiùnessuno, … ma anche pieni di voglia di provarci fino in fondo  ‘fanculoallaGelminielescuoleprivate, di speranza chesicuroapallaqualcosacambia e anche stò paese alla fine diventerà normale e ci sarà lospazioleoccasionileleopportunità anche per i giovani, per tutti i giovani, grazie al merito e all’impegno chemicasiamotuttiiltrotaolaminetti… noi siamo normali, come in Spagna, come in Germania, come in Inghilterra, giovani normali, e quello che chiediamo dalla vita è solo avere le opportunità e poi giocarcele altro chè  bamboccioni.

E la verità è che stò paese se lo sono prima mangiato e poi ipotecato quelli prima di noi, e a noi hanno lasciato solo il terzo debito del mondo, una produzione industriale ferma agli anni settanta/ottanta con prodotti zero ricerca e innovazione, e dove per essere più competitivi i nostri Capitani coraggiosi portano la produzione  dove la manodoperacostameno ei sindacati ela626sullasicurezza e  l’articolo18 …  e a noi non ci rimane che andarcene all’estero.

Anche qui al Palasport hanno fatto delle storie per il  POS, li ho sentiti prima che parlavano con il Caposquadra e gli chiedevano il Piano Operativo di Sicurezza , se lo avevamo, ed il Caposquadra glielo ha mostrato ma quello della ASL ha detto che quel POS non c’entrava niente con il lavoro che stavamo facendo, e il Caposquadra gli ha detto noi abbiamo questo che ci dà l’Adecco , è vero,  è per il facchinaggio ma quasi sempre facciamo facchinaggio noi…  

poi è tutto finito lì, anche quello della ASL aveva dato prova che aveva fattoicompitiacasa e quindi pensava anche lui al Concerto e dove avrebbe potuto rimediare un ingressogratispersuafiglia che lei per  Jovanotti …

“…Con in mano un raggio di sole per te,

che sei bellissima…”      

Era bella questa canzone, certo non era il suo genere ma a Francesco non dispiaceva averla come sottofondo mentre continuava a stringere dadi e bulloni della struttura in ponteggi.   Certo mentre tiravano su i pezzi più grandi  del Ground Support  c’èra di che essere preoccupati ed avere paura di farsi male, ma aveva visto che due/tre persone avevano dimestichezza con quella roba, sapevano cosa dire per farti lavorare e quando strillare per non farti far male, “che a stò lavoro ti fai male solo una volta, ma è per sempre, quindi occhioregà…”

Ci mancava proprio, che si facesse male,  per quei due soldi che lo pagavano , stava solo cercando di riuscire a fare 1000/1200 euro per Natale, che tra regali ai nipoti, alla ragazza , una stupidata per mammaepapà che tanto loro erano sempre contenti anche solo per una candela, e poi il resto per l’ Iphone, quello nuovo , l’ultimo, che da Unieuro stava in offerta…       e poi da Gennaio  3 esami di fila e zitto e mosca, come diceva sempre il nonno…           a già, il nonno anche , bhè per i nonni il solito, anzi la solita bottiglia di Refosco, bello rosso e bello forte…

“…..baciami ancora,  baciami ancora,   

Voglio stare con te, inseguire con te,  tutte le onde del nostro destino..…”

Bella anche questa, davvero, a pensarci c’èra sentimento in tutte queste canzoni, non sapeva come spiegarselo Francesco, sentivi che chi cantava quelle parole era sincero, vero, “bio” come dicevano loro, e i testi, i giri armonici, e alcune volte anche i ritmi sincopati trasmettevano allegria, positività, come se durante le canzoni per pochi minuti si zittivano tutti i rumori del mondo, le negatività, zitta la violenza, muto l’egoismo, sfiatato il razzismo,  l’odio,  e rimanevi solo tu, e la musica,e le parole,ed eri l’ombelico del mondo.

………………………….”cazzoèstòrumore??........................ …….. merdà regà stà cadendo…………………………. Toglietevi disotto…………………………. Nòòòòòòòòòò ………  

"A noi rimane la sensazione che, in questo settore, troppo spesso i lavoratori vengano chiamati con una sostanziale leggerezza e disattenzione per l'applicazione delle norme sulla sicurezza (per non parlare delle tutele sindacali e contrattuali) e gli incidenti sono scongiurati solo dalla professionalità dei tecnici e dalle maestranze di scena coinvolti". Lo sostiene la Slc-Cgil sottolineando: "Cosa che chiaramente può venire meno quando vengono chiamati ragazzi inesperti sottopagati e sfruttati". "Speriamo - aggiunge il sindacato - che gli inquirenti accertino in tempi brevi le eventuali responsabilità delle società coinvolte nell'allestimento del tour, ma è ora di far luce su un settore troppo spesso senza regole".

Ma l'organizzazione smentisce seccamente: "Le compagnie o cooperative di servizi a seconda della regione pagano dai 13 ai 16 euro l'ora. Assomusica precisa che la notizia che il costo del lavoro di facchinaggio è di 5 euro non è esatta. I nostri associati - come in questo caso il promoter di Trieste che ha un'esperienza più che trentennale - si rivolgono a compagnie o cooperative di servizi alle quali a seconda della regione pagano dai 13 ai 16 euro l'ora per il personale impiegato. Nel caso specifico di Trieste il costo di un operatore è pari alla cifra di 13, 50 euro l'ora. La professionalità dei nostri associati è certificata dalle migliaia di spettacoli che si svolgono nel nostro territorio ogni anno. Qualsiasi speculazione sull'accaduto è fuori luogo".   Da  LaRepubblica 13/12/2011

Francesco Pinna aveva 20 anni,  era di Trieste e pensava che per  cinque euro l’ora o tredici e cinquanta che fossero, doveva soltanto lavorare , magari duramente, e l’avrebbe fatto.

Avrebbe dovuto farlo di sicuro più delle consuete otto ore perché “The show must go on” , come cantava Freddie Mercury  venti anni fa, e le avrebbe lavorate tutte, e poi stanco ma soddisfatto, come ogni giovane in questo Paese ogni qualvolta gli si dà la possibilità di potersi esprimere, nel lavoro, nella scuola, nella ricerca, nel volontariato, si sarebbe sdraiato sul letto, con addosso ancora i panni sporchi di lavoro, e le mani lorde dell’olio dei ponteggi, ma con sul viso quel sorriso beffardo e soddisfatto come solo i giovani stanchi ma felici sanno avere, e avrebbe cominciato a pianificare a come spendere quei soldi guadagnati con tanta fatica, perché già non era più molto convinto della precedente pianificazione, ed una volta trovata la soluzione avrebbe riiniziato con una nuova perché i soldi erano pochi, i regali e le idee tante e avrebbe voluto trovare le migliori, ma soprattutto perché aveva vent’anni , e tutto il tempo del mondo da  dedicare a ciò che a lui avesse fatto piacere dopo una giornata di lavoro, altro che bamboccione.

Mi piacerebbe pensare che invece di sproloquiare con la stampa, tutti quanti ci si attivi per fare in modo che in questo paese i Francesco, la loro paga oraria, dopo essersela sudata, siano cinque euro o tredici e cinquanta, se la possano anche , meritatamente , riuscire a spendere. Glielo dobbiamo,  a tutti i Francesco del mondo.

 

SERGIO TANCREDI


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