GIGLIO: OMBRE SU FINMECCANICA
Pubblicato il 26/01/2012 alle 03:16 nella categoria: News
Il sistema per il controllo del traffico marittimo che doveva sorvegliare la costa dell’Isola del Giglio non ha funzionato. Spesi oltre 300 milioni, la società ELSAG-DATAMAT al centro delle responsabilità.

Diciamolo subito, Finmeccanica è tra i principali player mondiali di eccellenza nel settore della sicurezza e dei sistemi di controllo. La passata gestione guidata da Pier Francesco Guarguaglini insieme alla moglie Marina Grossi è stata oggetto di indagini della magistratura per presunti fondi neri, tangenti, frode fiscale, riciclaggio, false fatturazioni, violazione norme tributarie, estorsione, associazione a delinquere, abuso d’ufficio, irregolarità negli appalti, falso in bilancio, ed altre ipotesi di reato che si perdono nella conta della cronaca giudiziaria.
“Tutti teniamo a Finmeccanica e tutti teniamo anche alla chiarezza” chiosava il segretario del PD Pier Luigi Bersani a novembre 2010, commentando le affermazioni di chi voleva “proteggere e giustificare” le ipotesi di illecito per salvaguardare un asset importante del nostro Paese.
Finmeccanica è soprattutto un’eccellenza nella tecnologia e negli uomini italiani, nelle migliaia di persone, ingegneri e tecnici specializzati, che operano ogni giorno con piena dedizione ed efficenza nella gestione complessa delle tecnologie per la sicurezza e la difesa nazionale.
Malgrado il suo ruolo di prestigio il Gruppo Finmeccanica è diventato negli ultimi mesi teatro di dinamiche non sempre chiare, interessi personalistici e articolate indagini giudiziarie su alcuni manager che, ricoprendo ruoli apicali, si fanno scudo di un asset straordinario e produttivo dell’economia nazionale.
Dopo la nostra inchiesta del 2010 sul SISTRI che ha dato avvio a interrogazioni parlamentari, approfondimenti televisivi e attività giudiziarie, un altro megaprogetto, costato oltre 300 milioni, è finito in questi giorni all’attenzione pubblica: il VTS (Vessel Traffic Service) o nella sua evoluzione VTMIS (Vessel Traffic Management and Information System).
Il VTS avrebbe dovuto controllare il traffico marittimo anche nell’arcipelago toscano teatro della tragedia della Costa Concordia. Responsabile esecutivo del progetto è ELSAG-DATAMAT, oggi acquisita in Finmeccanica con fusione dal 1 giugno 2011 in SELEX ELSAG, destinata a guidare i servizi dell’Information and Communication Technology (ICT) di tutto il Gruppo di piazza Monte Grappa.
Il sistema, semplificando, controlla con radar e sottosistemi satellitari la rotta di tutte le imbarcazioni, analogamente a quanto siamo abituati a conoscere nei sistemi di controllo del traffico aereo.
Se funzionante avrebbe potuto forse evitare l’apocalittico disastro del Giglio; avrebbe comunque restituito uno strumento di controllo alla Capitaneria di Porto che non avrebbe dovuto apprendere la notizia da una telefonata dei Carabinieri, sollecitata da un passeggero a bordo della nave da crociera.
Nato alla fine degli anni ’90 non è dato sapere ad oggi, dopo oltre 12 anni, lo stato di funzionamento del VTS e la sua copertura sulle coste italiane.
Oltre 300 milioni spesi che, aggiunti a quelli del progetto SISTRI per la tracciabilità dei rifiuti, fanno quasi un miliardo di euro pagato dagli italiani per sistemi che non funzionano e che dovrebbero sovraintendere alle componenti strategiche per la sicurezza nazionale.
Documenti ufficiali del 5 luglio 2007 di Finmeccanica indicano l’installazione di un centro VTS regionale e due centri VTS locali presso l’arcipelago toscano entro il 2009, con una copertura di tre radar, di cui due nel raggio di controllo dell’Isola del Giglio.

Ma il sistema VTS non esiste al Giglio, per presunti problemi di installazione dei radar in condizioni non idonee all’impatto ambientale. Per dovere di cronaca il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, con nota n. 267 del 30 settembre 2004, aveva verificato che il progetto non avrebbe avuto effetti negativi rilevanti sull’ambiente, contribuendo invece all’obiettivo dello sviluppo sostenibile.
Nella stessa nota il Ministero riportava il parere positivo delle autorità competenti in materia ambientale che rilevavano come le opere in oggetto (apparati di radiolocalizzazione, sensori, apparecchiature informatiche, ecc…) non ricadono tra quelle soggette alla Valutazione di Impatto Ambientale, evidenziando, inoltre, come il sistema VTS sia un’opera della difesa militare e che come tale non deve sottostare all’accertamento delle conformità alle norme e piani urbanistici vigenti, accertato che le apparecchiature rispettano i limiti riguardanti le emissioni elettromagnetiche.
Ma v’è di più. Il sistema VTS ha un sottositema denominato AIS (Automatic Identification System) che traccia la rotta istantanea e la scia - ovvero la rotta di provenienza - di ogni imbarcazione dotata di sistema satellitare interconnesso. Tutte le imbarcazioni con stazza superiore alle 300 tonnellate, compresa la Concordia, hanno installato a bordo il sistema AIS, diventato obbligatorio dopo l’11 settembre 2001, con una disponibilità della rete nazionale assicurata al 99,8% dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che ha emanato in merito la direttiva nel documento di “Programmazione Strategica - Obiettivi 2011”.
Il 13 gennaio 2012, giorno del naufragio della Concordia, il sistema AIS è stato acceso dalla Capitaneria di Porto locale alle ore 22 dal sottocapo Tosi, ben 15 minuti dopo il disastro, il quale, allertato dalla telefonata dei Carabinieri di Orbetello, rispondeva: “Un attimo che attivo l’AIS”. E quando l’ha attivato ha scoperto che la nave era ormai incagliata dando l’allarme alla Capitaneria di Porto di Livorno e al comandante De Falco.
Una serie di negligenze che avrebbero potuto forse evitare l’incidente del Giglio. Responsabilità condivise che emergono nelle indagini complesse di accertamento.
Perché ELSAG-DATAMAT non ha completato l’installazione del sistema VTS nell’arcipelago toscano?
Perché il sistema AIS era spento?
Quanti approdi sono effettivamente coperti dal sistema di controllo del traffico marittimo?
Domande che rimangono al momento senza risposta, ancora una volta è affidato al lavoro della magistratura il chiarimento sui fatti in generale e sulle vicende connesse in particolare.
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