MONTI E' ROBA NOSTRA
Pubblicato il 04/07/2012 alle 16:55 nella categoria: News
Dopo Walter Veltroni (che mesi fa, in un’intervista a Repubblica, aveva parlato chiaramente di “non lasciare Monti alla destra”), anche Massimo D’Alema – in un’ intervista rilasciata a Dario Di Vico del Corriere della Sera – ritiene giusto attribuire a Mario Monti, attuale premier alla guida di un esecutivo cosiddetto tecnico, piena cittadinanza rispetto agli ideali e alla prospettiva di un centrosinistra riformista e di governo. Mario Monti come parte integrante della cultura riformista e liberale italiana, insomma. Un’idea che di per sé non ha proprio nulla di scandaloso, se si pensa all’approccio e alle idee che il professor Monti (pur tra le mille difficoltà e gli ostacoli che l’attività di governo e il dialogo con partiti e parti sociali impone) ha sempre avuto nel corso della sua carriera.
Se per una volta D’Alema e Veltroni sono d’accordo su qualcosa e paiono costituire un saldo fronte “montiano” interno al PD assieme ad Enrico Letta, i veri nodi vengono al pettine rispetto a quell’ala del PD che di Monti è stufa già da parecchio tempo e aspetta solo un casus belli per disfarsi alla svelta di questo governo cui tocca prendere decisioni impopolari per garantire stabilità ai bilanci e un vero processo di crescita economica. Di questo fronte gauchista interno al PD, che proprio in questi giorni si è riunito a Roma per un convegno dall’altisonante nome (“Rifare l’Italia”), i più autorevoli esponenti sono due membri della segreteria nazionale : il responsabile economico Stefano Fassina e il responsabile della cultura Matteo Orfini. Fassina in particolare più di una volta ha messo in imbarazzo Bersani con dichiarazioni di aperta ostilità nei confronti del governo Monti, costringendo il segretario a frettolose smentite per bocca del suo portavoce.
Per ora, la mediazione portata avanti proprio da Bersani ha evitato uno scontro aperto fra queste due fazioni (pro e contro Monti), ma chi ha già predisposto le proprie carte in silenzio è stato Massimo D’Alema : non è un mistero infatti che il leader Massimo sogni l’accordo con l’UDC di Casini per imporre Mario Monti a Palazzo Chigi per una seconda volta dopo le elezioni del 2013. Un accordo che potrebbe mettere in seria difficoltà chi nel PD (come Orfini e Fassina) privilegia l’interlocuzione con la sinistra radical chic di Nichi Vendola, e che potrebbe causare vari malumori e mal di pancia. Ora, appare chiaro che la situazione dell’Italia (per quanto migliore rispetto al periodo dell’uscita di scena di Berlusconi) è ancora instabile e precaria. Non è affatto certo (per non dire che è arduo o impossibile) che la crisi economica e sociale che attanaglia l’Europa e l’Italia sia risolta per la primavera del 2013.
La scarsa credibilità di questa classe dirigente politica (quella del PD inclusa) e il proliferare di liste civiche e nuovi movimenti (vedasi alla voce 5 Stelle) espone il quadro politico ad una situazione di totale incertezza e confusione. La prospettiva di elezioni politiche in questa condizione d’incertezza potrebbe favorire il ritorno della diffidenza dei mercati nei confronti dell’Italia; l’idea che secondo le indiscrezioni avrebbe in mente D’Alema dovrebbe dunque rappresentare un antidoto rispetto a questo caos? Potrebbe, ma dovrebbe essere gestita in modo diverso.
Basta con gli accordicchi di palazzo: le primarie del centrosinistra sono una condizione fondamentale per restituire credibilità a un eventuale progetto di governo, dove Monti può entrare a pieno titolo a far parte in qualità di liberale riformista ( come ministro o anche come semplice capolista in una circoscrizione). Certo è che accantonare sbrigativamente l’operato del governo Monti classificandolo come semplice “destra liberista” (Vendola dixit) è un’idea sciocca e deleteria; il prossimo governo con l’eredità di Monti dovrà fare per forza i conti. All’interno di un processo di rinnovamento che passi per le primarie e per la rimozione forzata di certa classe dirigente, il nome di Monti può trovare felice collocazione. Se poi questo dovesse portare ad uno scontro aperto con l’ala gauchista di Fassina e Orfini, per una volta si potrebbe persino pensare di essere d’accordo (in parte) con D’Alema e andare finalmente ad un congresso che sciolga tutti i nodi. Con buona pace di chi dice che Bersani è già “candidato naturale” per la premiership.
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