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VASCO CONTRO LIGABUE STORY

Pubblicato il 12/04/2011 alle 12:30 nella categoria: News

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L'Italia è gerontocratica anche nella rissa tra cantanti. Nel Regno Unito ci si appassionò ai Beatles contro i Rolling Stones (tutti decisamente under 30 ai tempi della diatriba), a Duran Duran contro Spandau Ballet, al divorzio tra Robbie Williams e i Take That o tra i fratelli Gallagher. Da noi si mandano a quel paese dei tizi che hanno 110 anni in due. Vasco Rossi e Ligabue litigano da oltre un decennio: troppo simili, troppo di successo, troppo emiliani del genere provinciale (il primo è di Zocca, il secondo di Correggio), troppo vecchi per darcela a bere. Ma ci provano.

La guerra si apre nel giugno 1999, quando nel suo appartamento di Bologna (l'Emilia c'entra sempre) viene trovato morto Massimo Riva, il trentaseienne chitarrista della band che accompagna Vasco Rossi nei tour. La scena non lascia campo a dubbi sui motivi del decesso: overdose da eroina. Il giorno dopo Ligabue è a Milano a presentare un suo libro e fa una (giustissima) tirata contro la droga, contro gli schematismi in voga tra i musicisti di successo: "Secondo il galateo della perfetta rockstar, io che non mi drogo sarei fuori target". Vasco lo vive come un attacco personale, difende la memoria dell'amico e replica: "Mi è morto un amico e invece del silenzio c'è chi specula lanciando messaggi moralizzatori".

Da allora non c'è concerto in cui il pubblico di Vasco non venga incoraggiato a insultare Ligabue. A Torino due anni fa il quasi sessantenne cantante di Zocca intona addirittura l'attacco di "Certe Notti", canzone cult del rivale, per sghignazzare mentre viene sommerso dai fischi e aggiungere: "Si farà, si farà". Ad Ancona il 16 ottobre 2009 il pubblico espone un grande striscione giallo, con la foto di Ligabue e la scritta: "Ridere di te". Vasco Rossi si rivolge verso lo striscione e esprime ridendo il suo apprezzamento esplicito.

Ligabue inghiotte e poi esplode con il disco "Arrivederci Mostro" dell'estate 2010, dove nella canzone "Caro il mio Francesco" suddivide i colleghi in "bravi artisti, furbacchioni e topi". E il topo si sa chi è: è Vasco Rossi. Ligabue scrive e intona: "Il topo canta solo / di quanto lui sia puro / e poi dà via la madre / per stare sul giornale / ed è talmente puro / che ti lancia merda / soltanto per un titolo più largo / ed io che il mio disprezzo / me lo tengo dentro / che il letamaio è colmo già pubblicamente / ma quei presunti puri / mi possono baciare queste chiappe allegramente".

Un attacco frontale senza precedenti del permalosissimo Ligabue, con la risposta ieri di Vasco Rossi via Facebook: "Ligabue ne deve mangiare di polenta per diventare come me". E giù a snocciolare i 16 album e le oltre 200 canzoni firmate dall'autore di Albachiara. Ligabue è fermo alla metà. Ma ha dieci anni meno del rivale. In due, come si è detto, fanno 110 anni. Sarà il caso di prendere un brodino caldo e una camomilla per la sera. Ah, Vasco: niente più Coca (Cola), che non ti fa bene...

Mario Adinolfi


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